Marketing on-line: un motivo per NON farlo

Recentemente ho preso l’attestazione "eccellenze in digitale"  di Google, che consiglio a tutti, e che si occupa sostanzialmente di diffondere i principi di marketing on-line, anche a chi (anzi, soprattutto a chi) non è esperto di informatica e di web 2.0.

 

Il corso è fantastico, completamente gratuito e si conclude con un’attestazione, ma omette di dire due cose:

il marketing on-line non funziona come una bacchetta magica, metti un sito on-line e l’anno dopo raddoppi o triplichi il fatturato: assolutamente no! Richiede un impegno costante, un impego di tempo, denaro, forza di volontà e creatività (e tutta una serie di abilità non cognitive) lungo un periodo di tempo medio-lungo.

 

Detto in parole povere, se segui alla lettera le regole del marketing on-line aumenterai le visite al sito o gli “amici” su facebook, ma per avere un riscontro anche in termini di fatturato occorrono comunque tempi lunghi, e il passaggio dalla visita sul sito ad una fattura è lungo e faticoso, e dipende interamente da te, non certo dal computer.

Un’altra cosa che questi corsi non dicono è  che certe volte è meglio non cominciare proprio.

 

Faccio un esempio reale: giorni orsono intendevo prenotare una cena in un locale con la mia famiglia, e ovviamente cerco sul web il sito del locale (e non c’era),  trovando invece il suo profilo facebook; già che c’ero, volevo vedere se organizzava qualche serata particolare, se c’era il menù etc. Sfoglio i post, e vedo che l’ultimo post risaliva al 2015.

Il primo pensiero è che il locale fosse proprio chiuso; il secondo che non organizzasse niente di speciale; il terzo (ma dopo un bel po’ di tempo) che il titolare, non vedendo utilità della pagina facebook, avesse smesso di scriverci. In ogni caso non ho chiamato per togliermi il dubbio, e quella sera siamo andati da un’altra parte.

 

Secondo esempio: oltre che a scrivere, passo ovviamente molto tempo  a leggere i blog legali dei colleghi, e mi sono imbattuto in un blog il cui ultimo post risaliva anch’esso a fine 2015.

E’ possibile (e io glielo auguro di cuore) che il suo studio ha avuto talmente successo che ora non hanno più tempo di scrivere, ma se io fossi un potenziale cliente avrei avuto, nell’ordine, le seguenti impressioni:

 

1) lo studio non è più operativo;  2) l’avvocato di questo studio non si aggiorna;  3) l’avvocato non ha tempo, quindi non ha tempo neanche per me. Come vedete sono tutte ipotesi negative, anche se implausibili e irrazionali, perché è solo la prima impressione che conta, irrazionale e intuitiva per definizione.

 

Molto più probabilmente il collega ha visto una sproporzione tra l’impegno di tenere un blog (o una pagina facebook, o altro profilo social) aggiornati, e il ritorno (le cd. “conversioni”) in termini di fatturato, e ha capito che, nel suo caso, il gioco non valeva la candela, e magari impiega il suo tempo in altre forme di marketing più redditizi.

 

 

Più che legittimo, se non fosse che nel suo caso tenere in vita un blog (o un profilo social) vecchio significa darsi la zappa sui piedi, perché diffonde un’immagine negativa, peggiore che se non fosse mai stato sul web: in quel caso è meglio cancellare tutto e fare come prima, evitando quelle prime impressioni descritte sopra. Insomma, se decidete di mettere su la pagina “social” o il sito dello studio, preparatevi ad impegnarvi nel tempo, magari impostando un calendario (tipo uno o due post al mese, come minimo), altrimenti meglio non iniziare, perché vi dareste un’immagine negativa. Avete già un blog o un profilo social? Date un’occhiata ai vostri post: se l’ultimo risale di un anno o oltre, fate un favore a voi stessi e cancellatelo per intero, la vostra immagine ne avrà un beneficio.

 

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