Armiamoci e partite!

In un’assordante silenzio - d’altronde ad Agosto eravamo quasi tutti in ferie-  la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il Decreto Legislativo 104 del 10/8/2018  (che puoi leggere qui) per la “Attuazione della direttiva (UE) 2017/853 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017 (che puoi leggere qui) che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi”.

 

Per chi vogli avventurarsi nella lettura del provvedimento europeo, la direttiva non aveva certo lo scopo di aumentare il numero delle armi presenti sul territorio né tantomeno di incoraggiarne l’uso, ma bensì di migliorarne la tracciabilità dalla produzione alla vendita al dettaglio, nell’ottica del contrasto al terrorismo, e prevedeva delle possibilità, per gli stati membri, di introdurre delle eccezioni agli stati membri, per esempio per motivi sportivi.

 

L’Italia ha approfittato largamente di questa possibilità, estendendo (a chi già possiede il porto d’armi secondo la normativa vigente, beninteso) la possibilità di detenere armi e munizioni, raddoppiando il numero (sarà possibile detenere fino a 12 armi, forse per consentirne il cambio ad ogni giorno della settimana, più altre per le occasioni speciali…). Ma quello che più stona è la possibilità, per i “tiratori sportivi” iscritti in associazioni sportive, di acquistare fucili a ripetizione come i famigerati AK47, ossia vere e proprie armi da guerra. Perché mai?

 

Ricordiamo che i tiratori sportivi sono, tipicamente, gli appassionati del poligono, tiro  al bersaglio e tiro a volo, discipline nelle quali, tra l’altro, l’Italia spicca nelle competizioni internazionali.

 

Qualche anno orsono –ricordiamo- ha destato scalpore l’iniziativa di un preside che ha introdotto le attività al poligono tra le attività sportive consigliate agli studenti (naturalmente limitate ai fucili ad aria compressa). Oggi uno qualunque tra quei giovani appassionati, che  sia entrato in possesso del porto d’armi “sportivo”, oltre alla classica carabina a colpo singolo (comunque un buon fucile per un potenziale cecchino…) potrebbe comprarsi un kalashnikov, e senza neanche avvertire i genitori/compagni di scuola dell’avvenuto acquisto.

 

Perché mai dovrebbe farlo? Per due motivi: 1) fare una strage, oppure 2) sfoggiare il fucile più lungo e potente di tutti al poligono locale (e chissà cosa ne penserebbe Freud…), e farsi i selfie su Facebook. Non si tratta di un’ipotesi remota; per fare un paragone, è lo stesso atteggiamento di chi, appassionato di informatica, compra una “workstation” abbastanza potente da mappare il genoma umano, e poi lo usa per giocare a “Fortnite”: a che pro? A che pro autorizzare per “motivi sportivi” il possesso di armi da guerra, quando non esistono competizioni di questo tipo?

 

In rete girano commenti per cui il governo avrebbe appoggiato i soliti poteri forti e/o occulti, rappresentati in questo caso dalla lobby delle armi, ma tali commenti sono infondati, anche perché la suddetta lobby in Italia non è neanche lontanamente paragonabile, per influenza politica, al suo corrispettivo statunitense.

 

La verità  è che questo provvedimento rientra in quella linea di sicurezza e ordine pubblico voluta dal governo, ed in cui rientra, ad esempio, anche la riforma della legittima difesa; gli elettori avvertono (mediaticamente, non certo statisticamente) un aumento di rischio della propria incolumità personale? Armiamoli, e si sentiranno più sicuri! Ora, immaginate che nello stabile dove vivete, il figlio del vicino abbia un AK47:

 

siete sicuri di sentirvi sicuri?

 

 

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